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Italia > Società

Una pizza… in sospeso

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova


Il buon caffè napoletano, aggiunto al proprio conto per chi non se lo può permettere, si evolve a San Giorgio di Nogaro in un pasto completo, precisamente una pizza che si può donare al momento del pagamento della propria. I 5 euro simbolici saranno convertiti  dalla Caritas in buoni pasto per le persone più bisognose

Pizza Margherita

A San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine, è partita l’iniziativa “Pizza solidale”: un modo originale per offrire la cena a chi ne ha bisogno

A Napoli già si usa da tempo per il cosiddetto “caffè sospeso”: una tradizione secondo cui i clienti dei bar possono pagare due caffè, berne uno, e lasciare il secondo “in sospeso” per una persona che non se lo può permettere. A San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine, hanno fatto addirittura di meglio: per iniziativa di Daniela Longhi ed Emilio Taverna di Coop Nordest e del Centro di ascolto della Caritas è infatti nata lo scorso luglio la “pizza solidale”, per fornire non soltanto un caffè ma un pasto completo a chi si trova nelle ristrettezze. Il sistema è semplice: al momento di pagare la propria pizza, si può lasciare una quota simbolica di 5 euro a titolo di “anticipo” per un’altra consumazione. Chiamiamolo pure prezzo politico: offrire una margherita non è la stessa cosa che offrire una quattro formaggi con aggiunta di peperoni e salsiccia, però non si può stare troppo a sindacare. L’offerta verrà poi “tradotta” in un buono pasto, che la Caritas consegnerà a chi ne ha bisogno; che a sua volta andrà in pizzeria, e potrà ordinare per asporto – o anche mangiare sul posto, pagando il coperto – la pizza che più gli aggrada.

Ad aderire sono tre pizzerie del paese, che hanno subito accolto la proposta con entusiasmo, e così anche i clienti: «A luglio e agosto raccoglievamo anche cinquanta buoni a settimana, un buon numero tenendo conto che seguiamo una quarantina di famiglie – racconta la referente del Centro Caritas, Bruna Cargnelutti –; poi però l’entusiasmo è scemato, tanto che dopo tre mesi ci siamo chiesti se continuare o se riproporla magari in seguito e pensare piuttosto ad altre iniziative. Personalmente, vedrei bene un sistema simile nelle macellerie: una persona ci ha anche donato 300 euro da spendere così».

Alla fine, però, la Caritas ha deciso di proseguire; «E meno male – commentano dalla pizzeria La Lanterna -: sarebbe stato un peccato lasciar cadere un’iniziativa così bella solo perché ci sono alti e bassi, credo sia normale». Del resto, per quanto il calo rispetto all’estate si sia sentito, «ultimamente c’è stata una ripresa: dall’avvocato, al semplice operaio che pur faticando ad arrivare a fine mese trova lo stesso i soldi per pensare a chi sta peggio, l’adesione è buona». Nemmeno il fatto di “tirare paga” sembra influenzare troppo l’andamento del buon cuore: «Certo in una settimana possiamo ricevere dieci come trenta donazioni – proseguono –, ma questo non dipende dal fatto di essere all’inizio o alla fine del mese».

Anche alla pizzeria Da Alfonso confermano una diminuzione delle donazioni dopo il primo periodo, «ma è legato al lavoro della pizzeria in generale: nei momenti in cui la gente non ha i soldi per venire a mangiare una pizza per sé, tanto meno ne offrirà una agli altri. All’inizio facevamo una quindicina di pizze solidali a settimana, ora appena tre o quattro». Ad ogni modo, l’interesse non si spegne: «Quando vedono il volantino in cassa tanti chiedono, si incuriosiscono, e a quel punto di solito lasciano la donazione anche se non navigano nell’oro. Credo però che, prima di interrompere l’iniziativa, valga la pena aspettare: soprattutto adesso che, con le feste, potrebbe esserci un’ “esplosione di bontà”». A questa speranza si aggiunge anche, più concretamente, una donazione di 250 euro del Lions Club di Palmanova, che la Caritas verserà a breve alle pizzerie.

A beneficiare dei buoni sono in parti più o meno uguali famiglie italiane e straniere, che in maniera del tutto comprensibile cercano però di non dare nell’occhio: «Vengono in orari in cui c’è poca gente, nascondendo il buono – riferiscono da La Lanterna –, e aspettano fuori finché la pizza è pronta». Anche Da Alfonso si fanno più pizze solidali prima dell’ora di cena, «ma non so se sia perché i clienti vogliono nascondersi. In paese, del resto, sappiamo un po’ tutto di tutti: sappiamo che ci sono famiglie nel bisogno, ma anche chi ha perso tutto per il vizio del gioco». Il problema maggiore, comunque, rimane quello del lavoro che non c’è: «La maggior parte sono persone di una certa età che si sono trovate improvvisamente disoccupate – riferisce la Cargnelutti –, e sono spaventate davanti al futuro. Ma anche tanti separati: la separazione è una grande tragedia anche dal punto di vista delle condizioni economiche».

Riproduzione riservata ©

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